Ecco alcune curiosità e aneddoti affascinanti su Rino Gaetano, uno dei cantautori più originali, ironici e indimenticabili della musica italiana:
1. Il debutto al Folkstudio con lo pseudonimo “Kammamuri’s”
Prima di diventare il Rino Gaetano che tutti conosciamo, nei primi anni ’70 si esibiva nel famoso locale romano Folkstudio. Inizialmente si presentava con lo pseudonimo Kammamuri’s (ispirato a un personaggio dei romanzi d’avventura di Emilio Salgari, un ragazzo indiano ribelle e coraggioso). Già in quel periodo si distingueva per la sua irriverenza e il modo anticonvenzionale di stare sul palco.
2. Il cappello a cilindro e il frac a Sanremo (1978)
La partecipazione al Festival di Sanremo del 1978 con la canzone Gianna è leggendaria. Rino si presentò sul palco dell’Ariston indossando un frac elegante, scarpe da ginnastica, una maglietta a righe e tenendo in mano un cilindro, una pipa e un suffumigio (una specie di pentolino). Durante l’esibizione, sul ritornello, tirò fuori un kazoo (uno strumento musicale giocattolo) per suonare la parte strumentale. Con quel look spiazzante e dissacrante si classificò al terzo posto.
3. La profezia e il legame con la numerologia
Intorno alla sua figura aleggiano diverse leggende metropolitane, alimentate anche da alcune coincidenze legate alla sua tragica e prematura scomparsa (avvenuta in un incidente stradale il 2 giugno 1981, a soli 30 anni).
- Rino era nato a Crotone il 29 ottobre 1950 (29+10+1950 = 1989; 1+9+8+9 = 27; 2+7 = 9).
- Curiosamente, era stato ricoverato in ben tre ospedali romani la notte del suo incidente perché i primi due erano “al completo” e non potevano accettarlo, un dettaglio drammatico che ricorda le tematiche di denuncia sociale presenti in alcune sue canzoni.
4. Anticipatore dei tempi: i testi e l’ironia
Molti dei suoi brani, apparentemente leggeri o nonsense (come A mano a mano, Ma il cielo è sempre più blu o Berta filava), erano in realtà feroci critiche alla politica italiana, al perbenismo, alla burocrazia e all’indifferenza. Rino utilizzava l’arma del paradosso e dell’ironia per descrivere una società che stava cambiando, anticipando tematiche che sarebbero esplose negli anni successivi.
5. Il testo modificato a Sanremo
Sempre durante il Festival di Sanremo del 1978, la Rai gli impose di cambiare un verso della canzone Gianna. Il testo originale recitava “Ma la notte cercava l’amore / ma non lo trovava / chi moriva di palco / chi moriva di sfortuna”. La rete di Stato ritenne l’espressione “chi moriva di palco” troppo forte o ambigua, così Rino fu costretto a modificarla in “chi piangeva il suo amore” (sebbene dal vivo spesso continuasse a cantare la versione originale).
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