La fuga come ritorno all’essenza ne “Il giardino dei dispari” di Leo Tenneriello

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È uscito a ridosso di un periodo particolare il nuovo libro dello scrittore e cantautore Leo Tenneriello intitolato “Il giardino dei dispari”. Edito da “Il Seme Bianco Lit Edizioni”, narra 24 ore di ricordi importanti che hanno segnato la vita del protagonista, Aldo Nero (anagramma di Leonardo). Ricordi che affiorano sparsi e prepotenti grazie a luoghi, persone, profumi, tutto questo per arrivare al punto in cui la storia d’amore con Giulia è finita e cercare un appiglio per recuperare il rapporto.
Pian piano stanno riprendendo incontri d’autore e musica live, così anche “Il giardino dei dispari” sta incontrando dal vivo curiosi e lettori interessati, come è successo qualche settimana fa presso “Lo Cafè” di Bari. In questa occasione a dialogare con l’autore c’era Adele Dentice che da subito porta i presenti nella trama del romanzo, promettendo emozioni e empatia con il protagonista. Sì perché la storia vissuta da Aldo ci riguarda tutti da vicino, chi più o chi meno ha vissuto l’abbandono da fine di una storia d’amore, la Storia d’Amore. Quando ci si ritrova a essere soli con i propri demoni e conflitti a rimuginare sulla propria vita, alla continua ricerca di una felicità dipendente dall’esterno. Quanto sarebbe bello e sicuramente meno frustrante tornare all’essenzialità, al cuore delle cose, senza concentrarsi affannosamente sul progettare il domani, e spostare l’asticella sempre più in là. Così Aldo come in un sogno, un “lucido delirio” cerca di capire i propri errori, le mancanze, le ragioni della fine della sua storia con Giulia. Il tema del “ritorno” è il fil rouge del racconto, bisognerebbe imparare o reimparare dalle onde che “si amano e lottano, si sfasciano e si ricompongono, (…) sembrano una cosa e poi un’altra”, in un costante viaggio per tornare alle origini. Come i marinai che se tutto fila liscio, al ritorno hanno sempre un numero “dispari” di tatuaggi. Sarebbe bello comprendere anche il senso temporaneo delle cose e della vita stessa per apprezzarne a pieno il valore, come quello della leggerezza del girovagare nei ricordi come un Esodo senza Terra Promessa.
Nel flusso di ricordi si incastonano i dialoghi con Giulia, con la nonna, con Carlo l’amico d’infanzia simpatico e che ci sapeva fare con le ragazze, con Ornella il grande amore non corrisposto dell’adolescenza, con la mamma e la sua lezione sull’accontentarsi per essere felici. I fiori che lei curava con dedizione e criterio; “belli e imperfetti, sono forse più consapevoli di noi del fatto che tutto ha un ciclo, che prima o poi si inverte”. E poi Lidia, la vicina di casa dei suoi, il prof. di Filosofia che sbuca dal frigo e lo incita: “fai cose che non hai mai fatto, che hai sempre ritenuto sbagliate, non alla tua portata”. Se è vero che la migliore fuga è il ritorno, ci chiediamo se il malessere che colpisce Aldo (e non solo lui) è davvero necessario all’arte, alla filosofia, alla bellezza, di certo possiamo affermare che è sintomo di una sensibilità da recuperare.

Ringraziamo Giuseppe Lorusso per averci concesso  un suo scatto della presentazione a Bari.

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