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Mimmo Mancini e Paolo De Vita, tornano a teatro i fratelli Capitoni


La locandina dello spettacolo

La locandina dello spettacolo

Disposti a tutto pur di ottenere un tetto e un tozzo di pane. Arrivare, addirittura, a denunciarsi come mandanti ed esecutori del rogo del teatro Petruzzelli. E’ quello che si inventano i fratelli Carlo e Cosimo Capitoni, fratelli più che cinquantenni, disoccupati perenni, disposti a tutto pur di dare una svolta alla loro difficile vita. I fratelli Capitoni sono i protagonisti del nuovo spettacolo in due atti di e con Mimmo Mancini e Paolo De Vita dal titolo “Se la legge non ammette ignoranza, l’ignoranza non ammette la legge”, prodotto dalla compagnia Fattore K. 4You Eventi in collaborazione con AncheCinema. Regia di Gisella Gobbi; costumi Cesare Tanoni; luci Paolo Macioci.
Lo spettacolo andrà in scena, unica data, nel suggestivo scenario delle Grotte di Castellana giovedì 28 luglio alle 21.


La commedia è uno specchio deformato del popolo italiano, furbetto, pavido, approfittatore, sinonimo di un paese bloccato incapace di andare avanti o tornare indietro. Cosa è un cittadino italiano se lo si guarda bene? Un birillo inerme che spera di scansare la palla che lo travolgerà! Che fare allora? Chi lo può raccomandare? I nostri protagonisti hanno una certezza: l’assessore! Quell’assessore che, pur cambiando giunte e governi resta sempre ben saldo al suo posto.
E così, mentre la corte è in ritiro per deliberare, evocando la loro infanzia che parte da una Puglia lontana, Carlo e Cosimo riesumano dalla memoria collettiva anni ed episodi lontani della nostra storia: dai primi sbarchi degli albanesi, alle cartelle pazze di Equitalia o come disoccupati dimenticati in una cella frigorifera.
Una guerra continua quella dei fratelli Capitoni. Una guerra di trincea, dove i nemici sparano anche alle spalle. In attesa di una sentenza che non arriva, sarà il pubblico a emettere il suo verdetto.

Mimmo Mancini e Paolo De Vita attori e autori di teatro, cinema, televisione, radio, circa 25 anni fa si sono incontrati a Roma per caso, e hanno deciso di scrivere uno spettacolo in fretta dal titolo “Non venite mangiati”: avrebbe dovuto essere un debutto cotto e mangiato nel teatro in Trastevere e invece ci rimasero per mesi su quel piccolo palcoscenico. Il pubblico che vide per la prima volta i due in scena, Nino Manfredi tra i primi, acclamarono con entusiasmo i due fratelli pugliesi “Carlo e Cosimo Capitoni”. Erano convinti che facessero coppia da anni.
Poi fu la volta del Teatro Dei Satiri, e anche qui avrebbero dovuto replicare per una settimana e invece ci rimasero per tre mesi con una crescente affluenza di pubblico basata solo sul passa parola, fu così che quello stesso teatro volle produrre un loro nuovo lavoro, e allora scrissero “Vi faremo sapere” con la regia di Manrico Gammarota, poi replicato all’Argot sempre a Roma. Carlo e Cosimo Capitoni hanno lavorato insieme in teatro, televisione e radio, e poi come spesso accade nelle coppie artistiche, ognuno ha preso la sua strada, con grande dispiacere di chi li aveva visti all’opera. “Non venite mangiati” ha replicato per diversi anni in parecchie regioni d’Italia, anche con una versione musicale, dove fu coinvolto il noto gruppo barese “Addosso agli Scalini” due volte vincitore del premio Recanati attuale Festival di Musicultura, con il quale replicarono anche sul palcoscenico di Zelig .
Don Chisciotte e Sancio Pancia, Arlecchino e Pulcinella, il clown bianco e Augusto? Nulla di tutto questo, nella loro filosofia astrusa, con una spiccata tendenza verso una sorta di gusto grottesco, i fratelli Capitoni incarnano l’indolenza, la pigrizia e l’arroganza di un ipotetico “filosofo” da mercato, da sala d’aspetto dal medico, da bar del sud.
La loro forza deriva dalla completa adesione ai problemi sociali, la mancanza di tolleranza, lo sforzo e il dolore di vivere in povertà senza speranza e dignità. Forse sono due Don Chisciotte, senza Sancio Pancia.

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