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Petrucciani story, parole musica e applausi a Bari


La locandina del concerto

La locandina del concerto

“Io e Nico, dopo il concerto di Petrucciani, straordinario, di quelli che vorresti non debbano finire mai, al Teatro Piccinni (a Bari) , abbiamo avuto voglia di salutarlo, per potergli parlare, e siamo andati…non so se vi ricordate, prima era facile dal Piccini salire dal retro, da una scaletta, e si arrivava subito dietro al palcoscenico. E non so come io me lo sono trovato….me lo hanno dato in braccio, e un impresario mi ha detto: se lo porti un pò in giro! Immaginate come sono rimasto….E così gli ho detto: dai Michel, andiamo a farci un giro. Me lo sono portato in via Sparano, gli ho detto un pò di cose così, e poi lui era veramente molto divertito a sentire il mio dialetto. E’ stata davvero una cosa molto esilarante stare con lui, ed era dolcissimo, ricordo questo ragazzo che poteva avere 22 anni, molto carino, molto dolce, è un ricordo bellissimo che ho di lui”.

Mike Zonno e Nico Marziliano, 31 anni dopo quell’incredibile incontro, scelgono di dedicare una serata molto speciale a uno dei più grandi musicisti del secolo scorso, grande non solo per la musica espressa, ma soprattutto per aver reso sublime una destrezza che gran parte del suo corpo rendeva complicata. Lo scorso 17 aprile sul palco dell’ Hotel Nicolaus di Bari Mike Zonno ha curato l’organizzazione e la regia di un evento monografico unico, nel quale sono state esibite al consueto folto pubblico le tante anime di un artista appassionante come Michel Petrucciani, composte dalle varie formazioni che lo hanno accompagnato in incisioni e concerti, dai suoi ricordi e da quelli delle sue donne, dalle immagini delle sue esibizioni e dalle copertine dei tanti album in soli 37 anni di vita. Un musicista, Petrucciani, che ha rappresentato per Zonno e Marziliano un riferimento certamente musicale, e di livello altissimo, ma anche emozionalmente potente e stimolante in un momento, storico e di vita, determinante per il prosieguo del loro percorso artistico. Come avevano raccontato due giorni prima ai microfoni di Radio Sound City, ospiti speciali del programma “Dischi Caldi“, quel Petrucciani ammirato a Bari sembrava aver raggiunto la perfezione, l’intensità dei brani contenuti nell’album “Pianism” che il tour presentava non era altro che la consacrazione di una crescita artistica incessante, in seguito divenuta però sempre meno spontanea e creativa, con momenti intensamente alti in alternanza con produzioni più canoniche e precostituite.

Quelle emozioni meritavano una rivisitazione, uno sguardo profondo non al passato, bensì alle cattedrali di stili e passioni che avevano consentito, per esempio a Nico Marziliano, di dedicare a Michel una raccolta su carta di sue composizioni per piano solo, “To Mike P.” (Florestano Edizioni). E si intitola allo stesso modo il brano che Nico Marziliano, a metà serata, suona in solitario e che magneticamente esprime e trasmette tutta l’essenza del Petrucciani assorbito, accolto e amato dal pianista barese, nel quale sviluppa le poetiche melodie di Bill Evans, quelle decise e ritmiche di McCoy Tyner, sino alle influenze virtuosistiche di Jarrett. E’ uno dei momenti più alti della serata, quando davvero si riesce a toccare con densa percezione la bellezza del tocco di Marziliano, in simbiosi artistica e spirituale con colui che rischiava di franare dallo sgabello pur di agguantare i tasti più estremi per le sue grandi mani e strette spalle.

Il trio era la condizione ideale per l’artista francese, ed è per questo che con Marziliano sul palco c’erano anche Pasquale Gadaleta al contrabbasso e Gianlivio Liberti, i quali dopo un iniziale assolo introduttivo di Nico Marziliano con uno dei brani più amati ed eseguiti da Petrucciani, e che aveva dato il titolo al suo quinto album (con Aldo Romano e Furio Di Castri), “Estate” di Bruno Martino, lo hanno accompagnato in altri standard come “Caravan”, per poi unirsi ai vari special guest di questo “Michel Petrucciani Story“. Sabino Fino al sax ha ricordato la preziosa collaborazione di Petrucciani non solo con Lee Konitz, ma soprattutto con Charles Lloyd, grande sassofonista americano, scopritore di Keith Jarrett e mistico assertore di teologie orientali, il cui profetico incontro con l’uomo dalle ossa di cristallo viene narrato da due significative voci del panorama jazz nazionale, quelle del critico musicale Alceste Ayroldi e della vocalist Lisa Manosperti, veri e propri tessitori di pensieri e testimonianze tra un set e l’altro. Raccontano anche degli amori di Petrucciani, degli incontri, rocamboleschi, incredibili e romantici con donne che Mike P. (come amava a volte presentarsi ai concerti per aggirare l’ostacolo della difficile comprensione del suo cognome, soprannome coniato per lui da Bill Evans) amava chiamare “mogli”. Anche se di mogli vere ne ebbe solo una, italiana, la morriconiana Gilda Buttà, mentre da Marie-Laure ebbe un figlio, anche lui affetto dalla sua stessa malattia alle ossa, e ne riconobbe un altro non suo.

Un’ altra importante fase della carriera artistica di Petrucciani fu quella vissuta grazie all’incontro con il grande chitarrista americano Jim Hall, con il quale incise nel 1986 “Power of Three“, e non poteva esserci combinazione migliore per ricreare l’efficacia di questo connubio che chiedere all’estro del maestro Guido Di Leone e alla sua chitarra di unirsi al pianoforte di Nico Marziliano, seguito a ruota da Gadaleta e Liberti in due brani trascinanti. Lisa Manosperti ha prestato la sua voce non solo come lettrice, ma anche come vocalist, ed in “Looking up” riesce in modo particolare a restituire lo spessore e il colore della versione originale in “Music” del 1989. Leo Gadaleta offre un altro “tassello” della carriera di Petrucciani, incastona l’incontro prezioso con il violinista francese Stephane Grappelli, dal quale prese forma “Flamingo” (1995), e così l’ulteriore presenza di uno strumento insolito per il jazz ma estremamente affascinante come il violino offre, grazie alla perfetta esecuzione in trio, di conquistare calorosi applausi. L’ultima collaborazione musicale da ricollocare nella carriera artistica dell’ uomo alto solo un metro e due centimetri è stata quella con Eddy Louiss (scomparso meno di un anno fa), che ha generato ben due album, i notissimi “Conférence de press vol.1 e vol.2“, e dai quali uno straordinario virtuoso dell’organo hammond come Vito Di Modugno ha sviluppato due eccellenti standard. Ed è stato abbastanza naturale la particolare acclamazione del pubblico durante ed alla fine di “Autumn leaves”, con un duetto vertiginoso pianoforte-hammond, una brillante alternanza tra l’energia prepotente e versatile di Di Modugno e la brillante punteggiatura di Marziliano. E dopo i tanti applausi in piedi, e prima della jam finale con tuttisulpalco, le ultime parole e i ringraziamenti sono di “Mike Z.”, e speciali sono state quelle dedicate all’amico Nico Marziliano, che realmente in questo appuntamento ha saputo ulteriormente spingere le grandi mani e le corte spalle di Petrucciani oltre i limiti della tastiera e del tempo.

“Circa tre anni fa è uscito il film-documentario di Michael Radford, in cui il suo impresario racconta questa cosa: inizialmente Petrucciani non poteva ancora usare le stampelle, doveva per forza essere portato in braccio, ed era lui che sceglieva le persone con cui doveva andare in braccio. Dovevano essere alte, perchè gli piaceva stare in alto, e sceglieva quelli che gli sembravano simpatici. Sono contento di questo, perchè significa che almeno ad una persona, nella mia vita, sono stato simpatico”. Chapeau, monsieur Michel!

Mimmo Gregorio

Radio Sound City

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